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Bosco Tosca

Località e Luogo Generico
Non c'è ancora in questa lingua o fascia d'età: questo è un ripiego.

Bosco Tosca è una frazione minuscola, una manciata di case lungo l'argine del Po, a circa cinque chilometri dal centro di Castel San Giovanni. Conta un centinaio di abitanti: un piccolo insediamento rurale cresciuto intorno a poche strade.

Il paesaggio intorno è quello tipico della bassa Val Tidone: campagna piatta, allevamento, coltivazioni di uva da tavola, l'argine del fiume che segna il confine tra la terra coltivata e l'acqua.

Quello che rende Bosco Tosca un punto fuori dal comune è il fatto che, insieme alla vicina Pievetta, è una delle uniche località dell'Italia settentrionale dove si insediò, nel Seicento, una comunità di profughi arbëreshë provenienti dai Balcani. Della loro presenza restano oggi soprattutto i cognomi, non l'architettura: un'eredità che va cercata nei registri anagrafici più che nelle facciate delle case.

Chi arriva da lontano e resta nei cognomi

Nei primi anni del Seicento, sotto il duca Ranuccio I Farnese, un gruppo di profughi arrivò lungo il Po in fuga dall'avanzata dell'impero ottomano nei Balcani. Erano arbëreshë, albanesi, e la politica dei Farnese verso quella regione fece sì che trovassero qui, in due piccoli nuclei chiamati Bosco Tosca e Pievetta, un posto dove fermarsi. Sono le uniche comunità arbëreshë mai documentate in tutta l'Italia settentrionale: quelle più note stanno secoli più a sud, in Calabria e Sicilia.

Prova a immaginare cosa significasse arrivare qui da un altro mondo linguistico e religioso, in una pianura piatta e umida, senza le montagne a cui erano abituati, e dover ricostruire da capo una vita, un lavoro, una rete di relazioni, il tutto restando comunque riconoscibili come "gli altri" per generazioni.

Oggi di quella lingua e di quei riti non resta quasi nulla di vivo. Nessuno a Bosco Tosca o Pievetta parla più arbëresh. Quello che è sopravvissuto sono i cognomi: "Albanesi" a Pievetta, "Tosca" nell'omonima frazione, tracce fossili di un'identità che si è sciolta nel tessuto locale senza sparire del tutto. È rimasto anche un dettaglio che le esumazioni hanno confermato: nella bara del defunto si mettevano un fazzoletto di lino, un gomitolo di lana e una moneta. La moneta serviva, secondo la tradizione, a pagare il traghettatore nel viaggio verso l'aldilà: un'eco pagana del Caronte greco, sopravvissuta per secoli dentro un rito che nel frattempo si era fatto cristiano.

Esiste ancora oggi un "Comitato per il ritorno alle origini", persone che provano a recuperare quello che si può di una storia che rischia di restare solo nei cognomi sulla cassetta della posta. Una domanda che vale la pena farsi guardando questi due nuclei di case lungo il Po: quanto tempo ci vuole perché un'identità intera si riduca a un cognome, e cosa resterebbe della nostra se qualcuno dovesse ricostruirla tra quattrocento anni solo da quello che è rimasto scritto?

Via Bosco Tosca
Bosco Tosca
29015 Castel San Giovanni PC
Emilia-Romagna, Italia