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Il Ballonaio e i dieci che non tornarono

Il comandante partigiano soprannominato 'il Ballonaio' fu fucilato a un passo dalla Liberazione; altri duecento castellani finirono internati nei lager tedeschi.

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A Castel San Giovanni, durante gli ultimi due anni di guerra, un uomo diventa una leggenda locale con un soprannome che suona quasi buffo se non si conosce la storia dietro: lo chiamavano "il Ballonaio". Si chiamava Giovanni Lazzetti, comandava una squadra partigiana, ed era diventato famoso per azioni di guerriglia spettacolari, di quelle che si raccontano ancora oggi nei paesi della zona.

La sua storia finisce come finiscono troppe storie della Resistenza: viene catturato il 18 gennaio 1945, a pochi mesi dalla fine della guerra, quando forse aveva già iniziato a pensare a un dopo. Viene fucilato il giorno seguente, al cimitero di Piacenza. Non ha fatto in tempo a vedere la liberazione che il suo lavoro clandestino stava aiutando a costruire.

Ma Lazzetti non è l'unica storia di questo periodo che vale la pena raccontare. Circa duecento persone di Castel San Giovanni sono state internate come militari italiani nei lager tedeschi, gli IMI: soldati che, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, si sono rifiutati di continuare a combattere al fianco dei tedeschi e sono stati deportati come lavoratori forzati invece che come prigionieri di guerra, uno status che gli avrebbe garantito qualche protezione in più secondo le convenzioni internazionali. Di loro, dieci non sono più tornati. Lo storico locale Delio Profili ha ricostruito con esattezza le loro storie, nome per nome, restituendo un volto a numeri che altrimenti resterebbero solo una statistica.

Duecento uomini partiti, dieci mai tornati, un comandante partigiano fucilato a un passo dalla fine: dietro ogni paese che oggi sembra tranquillo c'è quasi sempre una generazione che ha pagato un prezzo molto alto perché quella tranquillità potesse esistere.