La chiesa di Santa Caterina d'Alessandria si affaccia direttamente sulla strada di Ganaghello, senza un sagrato davanti a fare da cuscinetto: la si incontra camminando, quasi d'improvviso.
La facciata sale a capanna, chiusa in alto da un frontone triangolare, e ai lati due guglie a punta segnano gli angoli del tetto. Al centro si apre un solo portale, incorniciato da colonne doriche e sormontato da una piccola lunetta.
Entrando, la chiesa si rivela più semplice di quanto la facciata lasci immaginare: un'unica navata, divisa in tre campate da colonne, con il soffitto a volta a botte, bucato qua e là dalla luce che scende dalle finestre alte. Due cappelle si aprono verso la fine della navata, una dedicata alla Madonna di Caravaggio, l'altra alla Madonna del Carmine.
Ma è in due punti precisi che questa piccola chiesa di campagna nasconde qualcosa di più. Il primo è a sinistra, appena entrati: una nicchia nasconde il battistero, e lì, sopra la tua testa, la volta si accende di un mosaico. Lo ha realizzato nel 1962 Paolo Perotti, lo scultore piacentino che in quegli stessi anni ha lavorato in decine di chiese della provincia, e che qui, invece che nella pietra che gli era più familiare, si è misurato con le tessere colorate del mosaico.
Il secondo punto è nell'abside, lo spazio semicircolare dietro l'altare, rialzato di un solo gradino di marmo rispetto al resto della chiesa. Qui la parete di fondo è dipinta con figure di angeli: sono opera di Trento Longaretti, il pittore bergamasco che per tutta la vita ha raccontato figure umane in cammino, ma che in questa piccola chiesa di Ganaghello ha lasciato invece delle figure sospese, ferme, che guardano verso il basso.
Due artisti diversi, arrivati qui a distanza di pochi anni, uno a decorare il cielo sopra il battistero, l'altro il cielo dietro l'altare: due modi diversi di far entrare l'arte in una chiesa di paese.