Il teatro che chiuse e ricominciò come cinema
Chiuso nei primi decenni del Novecento, il teatro riapre nel 1947 come cinema, prima che un restauro recente ne restituisse l'aspetto ottocentesco originario.
Per più di cent'anni, dopo l'apertura del 1823, il Teatro Verdi vive una vita regolare e piena: due stagioni liriche ogni anno, una estiva e una invernale, più prosa, operetta, balletto. È il posto dove, nel 1841, una ragazzina di tredici anni sale per la prima volta su un palco prima di diventare una delle ballerine più famose del suo secolo.
Poi, nei primi decenni del Novecento, qualcosa si rompe. Le fonti non sono del tutto d'accordo sul motivo esatto: una versione racconta che il teatro chiuse per inagibilità nel 1927, un'altra che furono le sue dimensioni ridotte a renderlo sempre meno competitivo rispetto ai teatri più grandi che si stavano affermando nella zona. Probabilmente è vera una combinazione delle due cose: un edificio piccolo, pensato per un pubblico di paese di inizio Ottocento, che fatica a reggere il confronto con le sale moderne, finché un problema strutturale non gli dà il colpo di grazia.
Per vent'anni il teatro resta chiuso, o quasi. Poi, nel 1947, riapre con un nome nuovo e una funzione doppia: Teatro Cinema Verdi. È la soluzione che moltissimi piccoli teatri italiani del dopoguerra trovano per sopravvivere: il cinema, più economico e più popolare della lirica, paga le bollette e tiene aperte le porte, mentre la sala continua a ospitare, quando serve, anche spettacoli dal vivo.
Negli anni più recenti, un restauro completo ha fatto un lavoro diverso: invece di modernizzare, ha riportato alla luce l'impianto ottocentesco originario, quello che il teatro aveva quando si chiamava solo Verdi e non ancora anche Cinema. Oggi chi si siede in platea vede, nei limiti del possibile, la stessa sala che vedeva quella ragazzina nel 1841: un cerchio che si chiude, quasi due secoli dopo.