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La stazione che è tre stazioni uguali

L'edificio della stazione, aperto nel 1859, non è stato disegnato per Castel San Giovanni: è lo stesso identico progetto usato per le altre stazioni della linea.

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Chi arriva in treno a Castel San Giovanni nel 1859, l'anno in cui apre la linea Alessandria-Piacenza, si trova davanti un edificio che sembra dire qualcosa di preciso su questo paese: due piani, stile neoclassico, un porticato di sette arcate al piano terra, un orologio incastonato in un frontone decorato con paraste e ricci. Un edificio che sembra pensato apposta per questo posto.

Non lo è. Lo stesso identico progetto, stessa facciata, stesso porticato a sette arcate, stesso orologio nello stesso punto del frontone, è stato usato per le altre stazioni principali della stessa linea. Non è un caso, è un metodo: a metà Ottocento, costruire una ferrovia significava anche ripetere lo stesso disegno lungo decine di chilometri, uno stampo applicato più volte, perché progettare un edificio nuovo per ogni fermata avrebbe voluto dire tempo e soldi che nessuno voleva spendere.

C'è qualcosa di stranamente onesto in questo dettaglio, se ci si pensa dal punto di vista di chi viaggiava allora: un passeggero che scendeva a Castel San Giovanni e il giorno dopo si ritrovava in un'altra stazione della stessa linea vedeva, letteralmente, lo stesso edificio. Non un omaggio all'identità del luogo, ma la prova che la ferrovia dell'Ottocento pensava per tratte, non per paesi: il treno univa i posti proprio rendendoli, agli occhi di chi lo usava, un po' più uguali tra loro.

Oggi quella facciata gialla con le decorazioni in pietra bianca continua a essere il primo edificio che vede chi arriva a Castel San Giovanni in treno. Vale la pena chiedersi: quante altre cose che sembrano "il carattere di un posto" sono in realtà uno stampo ripetuto altrove, che nessuno si è mai preso la briga di controllare?