La chiesa che Napoleone chiuse e il paese riaprì come teatro
Una chiesa chiusa da Napoleone nel 1805 fu riaperta vent'anni dopo dai cittadini stessi come teatro, con una sottoscrizione pubblica.
L'edificio dove oggi si va a teatro a Castel San Giovanni, in origine, era una chiesa. Nel Seicento Ranuccio II Farnese, duca di Parma e Piacenza, la fa costruire per le monache benedettine del monastero adiacente e la dedica a Santa Giustina. Per quasi due secoli resta esattamente questo: un luogo di clausura, non di spettacolo.
Poi arriva Napoleone. Nel 1805, nell'ambito delle soppressioni degli ordini religiosi che accompagnano la sua campagna in Italia, la chiesa viene chiusa e i suoi beni incamerati dallo Stato. Non è un caso isolato: in tutta Europa, in quegli anni, Napoleone chiude ordini religiosi e riconverte i loro edifici, spesso a beneficio dello stato, a volte per pura necessità di spazio e di soldi.
Dopo la caduta dell'imperatore e la Restaurazione, l'edificio passa alla Camera Ducale di Maria Luigia d'Austria, la duchessa che governa Parma e Piacenza: è a lei che nel 1821 il Consiglio degli Anziani del paese si rivolge, chiedendo il permesso di trasformare chiesa e convento, ormai vuoti, in una scuola e in un teatro. È una decisione che oggi sembrerebbe scontata, ma nel 1821 significa mobilitare risorse, convincere le persone a mettere mano al portafoglio per un progetto pubblico. Maria Luigia acconsente, e il resto lo fanno i cittadini stessi, con una sottoscrizione pubblica: soldi messi insieme da chi credeva che un paese avesse bisogno anche di un posto per raccontare storie, non solo di chiese e magazzini.
Il progetto va in porto, e nel 1823 il nuovo Teatro Verdi apre con la sua prima recita: "La serva padrona", l'opera buffa di Giovanni Battista Pergolesi, già vecchia di quasi un secolo ma ancora capace di far ridere un pubblico di paese. Duecento anni dopo, nel 2023, il teatro ha festeggiato questo anniversario: due secoli in cui un edificio nato per la preghiera ha continuato a riempirsi di persone, solo con uno scopo diverso.
C'è qualcosa di rassicurante in questa storia: gli edifici, in fondo, sono solo muri e un tetto. Quello che li rende importanti è quello che una comunità decide di farci dentro, ed è capace di reinventarlo quando la funzione originaria smette di avere senso, invece di lasciarlo vuoto e abbandonato.