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Un veleno a Voghera, un feudo che cambia padrone

Un veleno versato a Voghera nel 1485 bastò a togliere ai Dal Verme il feudo di Castel San Giovanni, senza che l'accusa fosse mai provata.

Evento Storico · Italiano · Adulti

Pietro Dal Verme era un condottiero, uno di quegli uomini che nel Quattrocento tenevano in mano interi territori grazie a un esercito personale e a un'abilità quasi innata nel restare al fianco del potente giusto al momento giusto. Castel San Giovanni era uno dei feudi della sua famiglia: la terra che pagava per la sua fedeltà, e che a sua volta lui doveva proteggere.

Nel 1485, a Voghera, qualcuno gli mise del veleno nel cibo. Non fu un incidente: fu l'atto conclusivo di una manovra politica. A Milano, Ludovico il Moro stava consolidando il proprio potere con ogni mezzo disponibile, e i Dal Verme si trovarono improvvisamente accusati di aver congiurato con un altro condottiero, Roberto Sanseverino. Nessun documento ha mai dimostrato che l'accusa fosse vera. Non importò: bastò per giustificare la confisca di tutti i feudi della famiglia, Castel San Giovanni compreso.

Quello che successe dopo dice più cose sul potere di allora di quante ne dica l'omicidio stesso. Il feudo non tornò libero: passò come dote a un altro uomo di fiducia del Moro, il conte Galeazzo Sanseverino, che sposò Bianca Giovanna Sforza, figlia dello stesso Ludovico. Per un periodo, il territorio fu perfino nelle mani della duchessa Beatrice d'Este, moglie del Moro.

Un paese, la sua gente, i suoi raccolti e le sue tasse passarono di mano come una pedina, decisi da un matrimonio, da un'accusa mai dimostrata e da un veleno versato in un'altra città. Chi viveva a Castel San Giovanni in quegli anni probabilmente non seppe mai con certezza il perché del cambio di padrone: sapeva solo che, ancora una volta, qualcun altro aveva deciso al posto suo.