La città che nacque per fermare un nemico
Nel 1290 il signore di Piacenza Alberto Scotti non fondò un paese per farlo crescere, ma per fermare l'esercito di Pavia.
Nel 1290 Alberto Scotti non stava costruendo un paese. Stava costruendo un'arma.
Scotti era il signore di Piacenza, un uomo abituato a pensare in termini di confini e minacce. Da anni la sua città era in guerra con Pavia, e il punto debole era proprio qui, nella pianura tra i torrenti Lora e Carona, dove un piccolo insediamento chiamato Olubra era già stato raso al suolo una volta dai pavesi, nel 1252. Ricostruirlo come prima non sarebbe servito a niente: sarebbe caduto di nuovo.
Così Scotti decise di ripartire da zero, ma con una logica diversa. Fece tracciare una pianta quadrangolare, quasi militare, circondata da mura e da un fossato alimentato dagli stessi torrenti che un tempo erano solo un confine naturale. Due porte, una verso Pavia e una verso Piacenza, per controllare chi entrava e chi usciva. Un nome che era già un programma: Castrum Sancti Joannis, il castello di San Giovanni.
Non fu un gesto improvvisato. Anni prima, nel 1243 e nel 1246, perfino il re Enzo, figlio di Federico II di Svevia e alleato dei pavesi, aveva provato a espugnare il vecchio castello di Olubra senza riuscirci: il punto strategico era chiaro a tutti, molto prima che Scotti decidesse di blindarlo per sempre.
Quello che oggi è una cittadina vivace con piazze, mercati e negozi è nata come una mossa su una scacchiera molto più grande, giocata da un signore che pensava a Pavia mentre disegnava una città. Le mura sono sparite da due secoli. La logica che le aveva volute, difendersi occupando, resta scritta nella forma del centro storico, in quel quadrilatero compatto che oggi si attraversa a piedi in dieci minuti senza sapere che stava per essere una trincea.