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Quello che si porta nell'aldilà

Sotto un campo di Ganaghello oggi forse coltivato a vite, duemila anni fa qualcuno seppellì le ceneri di un defunto insieme a ceramiche, profumi e un raschietto da bagno: gli oggetti scelti per affrontare l'aldilà.

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Quello che si porta nell'aldilà

Chi si aspetta di trovare qui rovine, colonne o resti murari visibili forse resterà deluso. Il luogo è un campo di campagna come tanti altri tra le colline, oggi probabilmente coltivato a vite. Nessuna recinzione, nessun pannello, nessuna traccia in superficie. Eppure sotto quella terra, duemila anni fa, qualcuno seppellì le ceneri di un suo caro insieme a un corredo scelto con cura.

Non un corredo qualunque. Ceramiche da mensa, come se quel viaggio richiedesse ancora di mangiare e bere. Balsamari, piccoli contenitori per unguenti e profumi, perché chi se ne andava restasse curato, forse profumato, anche da morto. E strigili, i raschietti di metallo che i romani usavano nei bagni pubblici per togliersi dalla pelle olio e sudore dopo l'esercizio fisico: oggetti d'uso quotidiani, quasi intimi, scelti per accompagnare qualcuno nell'eternità.

Gli archeologi scavano qui tra il 1985 e il 2007. Non trovano un nome, un'età, una storia personale da raccontare. Restano solo gli oggetti, oggi custoditi al Museo Archeologico della Val Tidone, nella Rocca di Pianello: un paese diverso da quello del ritrovamento. Le fonti non sono nemmeno d'accordo su quando avvenne la sepoltura: forse nel II secolo dopo Cristo.

Del luogo resta il paesaggio: le colline di Ganaghello, i filari di vigneto, la quiete di un campo agricolo. Sotto, però, resta la domanda che quel corredo continua a farci a distanza di duemila anni: se dovessi scegliere solo tre oggetti per raccontare chi sei stato a chi verrà tra duemila anni, cosa metteresti nella tua tomba?